Cibo e Cinema: quando la pasta diventa una scena indimenticabile
“La vita è una combinazione di pasta e magia”: la frase attribuita a Federico Fellini racconta meglio di qualsiasi saggio il legame tra il cinema italiano e la tavola. Nei film il cibo non è mai solo cibo: è identità, desiderio, famiglia, a volte riscatto.
Impossibile non partire da “Un americano a Roma” (1954). Alberto Sordi, nei panni di Nando Moriconi, prova a rinnegare gli spaghetti in nome di un’America immaginata, salvo arrendersi davanti al piatto fumante con il celebre “Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo”. Una scena che è diventata un pezzo di memoria collettiva.
Pochi anni prima, in “Miseria e nobiltà” (1954), Totò si riempiva le tasche di spaghetti in una delle sequenze più famose della commedia italiana: la fame della povertà trasformata in comicità pura. E nella “Grande abbuffata” (1973) di Marco Ferreri il cibo diventa provocazione e critica a una società dell’eccesso.
Il cinema italiano ha saputo raccontare anche la cucina di casa: le domeniche in famiglia, il ragù che sobbolle per ore, le tavolate dei matrimoni. Scene che ognuno di noi riconosce perché le ha vissute.
Il nostro suggerimento per la prossima serata film? Un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico, semplice come quelli di Sordi, e un classico in bianco e nero da riscoprire.

